FAQ

VENETO

Cosa cambia per il mondo ho.re.ca. con il decreto legge 18 Dicembre 2020?

Il decreto legge ha definito che tutta Italia nei giorni 24, 25, 26, 27, 31 Dicembre e 1, 2, 3, 5, 6, Gennaio 2021 dovrà rispettare i regolamenti previsti per le aree ad altissimo rischio epidemiologico (zona rossa); mentre nei giorni 28, 29, 30 Dicembre 2020 e 4 Gennaio 2021 si dovranno rispettare i regolamenti previsti per le aree ad alto rischio epidemiologico (zona arancione).

Questo impone, in entrambi i casi, la chiusura di bar e ristoranti. L’asporto, invece, è consentito fino alle ore 22 e non ci sono restrizioni per le consegne a domicilio.

In che cosa consistono le misure più restrittive adottate dal Veneto?

Con l’ordinanza Regionale del 17/12/2020 (valida dal 19/12/2020 al 6/01/2020), in Veneto sono state introdotte delle norme più restrittive come di seguito riportato:

– L’attività di somministrazione di alimenti e bevande si svolge dalle 11 alle 15, prioritariamente occupando i posti a sedere dove presenti. Nel caso non vi siano posti a sedere rispettare rigorosamente il distanziamento interpersonale.

– Dalle 15 alla chiusura, l’attività si svolge solo a favore di avventori regolarmente seduti nei posti interni ed esterni del locale.

– La mascherina va utilizzata sia in piedi che seduti, anche durante la conversazione, salvo che nel tempo strettamente necessario per la consumazione.

– Non possono essere collocati più di quattro avventori per tavolo, anche se conviventi, con rispetto in ogni caso dell’obbligo di distanziamento di metro.

– Possibilità di raggiungere i bar/ristoranti collocati in comuni diversi da quello di residenza o dimora entro le ore 14. Il rientro presso la residenza o dimora può avvenire anche dopo le ore 14.

DPCM DEL 3 NOVEMBRE

Cosa cambia per il mio locale, se mi trovo in zona gialla?

Con il nuovo dpcm del 3 novembre 2020, il governo ha predisposto nuove regole alle quali uniformarsi nella vita di tutti i giorni. Le aree identificate con il colore giallo si rifanno alla normativa valida su tutto il territorio nazionale. Per il mondo ho.re.ca comporta la chiusura di bar e ristoranti alle ore 18, con la possibilità di fare asporto fino alle ore 22. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni.

I contenuti del suddetto dpcm saranno operativi dal 6 Novembre a 3 Dicembre.

Cosa cambia per il mio locale, se mi trovo in zona arancione?

Le aree indentificate con il colore arancione sono le zone dove il rischio epidemiologico è elevato. Per questo motivo, con il nuovo dpcm del 3 novembre 2020, il governo applica delle misure più restrittive. Questo comporta la chiusura di bar e ristoranti 7 giorni su 7. L’asporto, invece, è consentito fino alle ore 22 e non ci sono restrizioni per le consegne a domicilio.

I contenuti del suddetto dpcm saranno operativi dal 6 Novembre a 3 Dicembre.

Cosa cambia per il mio locale, se mi trovo in zona rossa?

Le aree identificate con il colore rosso sono le zone dove il rischio epidemiologico è maggiore.
Per questo motivo, con il nuovo dpcm del 3 novembre 2020, il governo applica delle misure più restrittive. Questo comporta la chiusura di bar e ristoranti 7 giorni su 7. L’asporto, invece, è consentito fino alle ore 22 e non ci sono restrizioni per le consegne a domicilio.

I contenuti del suddetto dpcm saranno operativi dal 6 Novembre a 3 Dicembre.

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

Deve essere rispettato il distanziamento sociale al tavolo anche per i congiunti e i conviventi?

Il distanziamento sociale di 1 metro deve essere rispettato per i congiunti.

Il distanziamento sociale per i conviventi è obbligatorio solo in Lombardia mentre può non essere rispettato in tutte le altre regioni.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 e Ordinanza n. 547 Regione Lombardia del 17 Maggio 2020

 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

Il gestore come può verificare che i clienti siano davvero conviventi? É sua responsabilità se dichiarano il falso?

Tale aspetto afferisce alla responsabilità individuale, pertanto se i clienti dichiarano di essere conviventi e non rispettano il distanziamento sociale, non è responsabilità del gestore.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020

 

**Aggiornamento 14 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

Il titolare di un pubblico esercizio è obbligato a far indossare la mascherina ai clienti all’interno del locale?

Si, se non sussiste distanziamento sociale e non stanno consumando al tavolo.

 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

E' possibile somministrare bevande e alimenti al banco?

La consumazione al banco è consentita solo se può̀ essere assicurata la distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità̀ individuale.

*in base all’Art. 1 comma n del dpcm 7 Agosto 2020 “Restano comunque sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso”

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

É necessario l’utilizzo di barriere protettive all’interno del locale?

No, non è obbligatorio l’utilizzo di barriere protettive all’interno del locale se non in casi specifici. Infatti, l’utilizzo di barriere fisiche adeguate a prevenire il contagio da droplet diventa obbligatorio se la disposizione tra i tavoli non garantisce la distanza minima di 1 m tra le sedute.

La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche; in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

É obbligatoria la misurazione della temperatura corporea per i clienti/utente?

No, non è obbligatorio tranne che in Lombardia. Con l’ordinanza n. 555 del 29 Maggio 2020 la Regione raccomanda fortemente la rilevazione della temperatura anche nei confronti dei clienti/utenti, prima dell’accesso. In caso di accesso ad attività di ristorazione con consumazione al tavolo, la rilevazione della temperatura corporea dei clienti è obbligatoria. Se tale temperatura dovesse risultare superiore a 37,5°, non sarà consentito l’accesso alla sede e l’interessato sarà informato della necessità di contattare il proprio medico curante.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 e dell’ordinanza n.555 del 29 Maggio 2020 Regione Lombardia e dell’ordinanza n.566 del 12 giugno 2020 Regione Lombardia.

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

É possibile tenere acceso l’impianto di condizionamento?

Sì, è possibile tenere acceso l’impianto di condizionamento dell’aria arieggiando frequentemente l’ambiente.

É obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria; se ciò non fosse tecnicamente possibile, vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e in ogni caso va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati, secondo le indicazioni tecniche di cui al documento dell’Istituto Superiore di Sanità.

*ai sensi della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome 20/94/CR01/COV19 del 25 Maggio 2020

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

GESTIONE DEGLI SPAZI E DELLA CLIENTELA

In che modo è possibile fornire un’adeguata informazione alla clientela del mio locale?

Tutte le attività devono predisporre una cartellonistica specifica sulle misure di prevenzione all’ingresso. Tale cartellonistica deve essere redatta in italiano e in inglese, affinché sia comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità.

I contenuti di base che devono essere presenti riguardano:

– Eventuali tempi di attesa;

– La regolamentazione degli accessi;

– L’obbligo della mascherina.

A questi vanno aggiunte le indicazioni specifiche dell’attività da predisporre all’interno es. le modalità di accesso al bagno.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

MATERIALI DI SERVIZIO

É obbligatorio utilizzare stoviglie e posateria monouso?

No, non è obbligatorio ma è fortemente consigliato.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

LINEE GUIDA PER IL PERSONALE DI SERVIZIO

I dipendenti di un pubblico esercizio possono usare qualsiasi tipo di mascherina protettiva?

Con il decreto Cura Italia del 17 Marzo 2020 sono state considerate come dispositivi di protezione individuale* tutte le mascherine, anche quelle non marcate CE, anche se non rientrano nella categorizzazione dei dpi per la protezione delle vie aeree. Questo è valido fino al termine dell’emergenza fissata al 31 Luglio 2020.

Generalmente sono considerati come DPI* per la protezione delle vie respiratorie le mascherine classificate come FFP1 (protezione da aerosol solidi e liquidi senza tossicità specifica), FFP2 (protezione da aerosol solidi e liquidi a bassa tossicità), FFP3 (protezione da aerosol solidi o liquidi ad alta tossicità). Le mascherine chirurgiche non sono un DPI.

*dispositivi di protezione individuale (DPI): qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni comportamento o accessorio destinato a tale scopo. (definizione ai sensi dell’art. 74 comm 1 D.lgs 81/2008 e s.m.i).

 

 

LINEE GUIDA PER IL PERSONALE DI SERVIZIO

É obbligatorio l’uso dei guanti per camerieri e personale di servizio?

No, non è obbligatorio l’uso di guanti per camerieri e personale di servizio, ma è necessario igienizzare di frequente le mani con soluzioni idro-alcoliche, in particolare prima di ogni servizio al tavolo.

Anche chi era abituato in ambiente di lavoro ad utilizzare i guanti e continua a farlo deve ricordarsi di igienizzarli spesso.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

PULIZIA E SANIFICAZIONE

É obbligatoria una sanificazione fatta da un'azienda specializzata che rilascia una certificazione?

Nel protocollo anti-contagio Covid-19 per gli ambienti di lavoro non è presente alcun riferimento sull’obbligo (o raccomandazione) di affidare la pulizia e sanificazione ad impresa specializzata.

Unica condizione stringente presente è quella di svolgere tali operazioni secondo le indicazioni del Ministero della Salute, come da Circolare n.5443 del 20 marzo 2020, nei seguenti casi:

– Alla riapertura delle attività ubicate in aree geografiche a maggiore endemia

– Nelle attività in cui si sono registrati casi sospetti

– Presenza di una persona Covid-19

In caso di affidamento della pulizia ad una impresa esterna, tecnicamente si tratta di appaltare un servizio; il D.Lgs. 81/08 prevede precisi obblighi per il Datore di lavoro, integrati da ulteriori disposizioni contenute nel Protocollo anti-contagio.

In questo caso si deve procedere alla verifica dell’abilitazione dell’Impresa per la sanificazione (visura camerale, sezione Abilitazioni, requisiti accertati per la Lettera e), secondo quanto previsto dal DM 247/97.

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

PRENOTAZIONI

Nel caso di prenotazioni di più persone al ristorante, devono essere raccolti i dati di tutti o solo di colui che ha prenotato e quali dati è corretto richiedere anche nel rispetto della privacy?

Nel DPCM del 18 Maggio 2020 si invita a privilegiare la prenotazione negli esercizi pubblici che dispongono di posti a sedere. L’addetto alla prenotazione in caso di prenotazione dovrà richiedere: nome, cognome e numero di telefono solamente di colui che ha prenotato. Al cliente deve essere fornita un’informativa semplice sul motivo di raccolta di queste informazioni, anche oralmente, sempre a fronte però di idonea informativa esposta nel locale.

I dati registrati devono essere conservati per 14 giorni. Al termine di questo periodo i dati devono essere cancellati se iscritti su supporto multimediale, distrutti nel caso siano stati registrati su supporto cartaceo.

Suddetti dati personali, raccolti telefonicamente e con finalità unica di prenotazione, non potranno essere utilizzate dai gestori per attività di marketing e promozione. Qualora si voglia svolgere attività di marketing attraverso chiamate, SMS, app di messaggistica, e-mail o altro, è necessario fornire idonea informativa al cliente e ottenere specifico consenso, come previsto dall’art. 130 del Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003).

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

PRENOTAZIONI

Deve essere predisposto un apposito registro per gestire le prenotazioni fino al termine dell’emergenza sanitaria?

No, non è necessario predisporre un apposito registro per le prenotazioni. E’ possibile continuare ad utilizzare gli strumenti che si sono sempre utilizzati es. agenda cartacea, app, software di gestione prenotazione ecc

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

SANZIONI

Quali sono le sanzioni in cui si incorre in caso di inosservanza delle disposizioni presenti nei protocolli e/o nelle linee guida regionali?

Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida regionali o, in assenza, nazionali, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività economica o produttiva fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Salvo che il fatto costituisca reato diverso da quello di cui all’articolo 650 del codice penale (“Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”), le violazioni delle disposizioni del decreto, o dei decreti e delle ordinanze emanati per darne attuazione, sono punite con la sanzione amministrativa di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020 n. 19, che prevede il pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000, aumentata fino a un terzo se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.

Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni. Ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l’autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio per una durata non superiore a 5 giorni, eventualmente da scomputare dalla sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.

Si invita a verificare ed accertarsi sempre in merito alle ultime disposizioni e sugli aggiornamenti presenti nelle ordinanze nazionali, regionali e comunali.

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

SICUREZZA E PREVENZIONE

Cos’è un DPI?

Ai sensi dell’art. 74 comm 1 D.lgs 81/2008 e s.m.i. si definiscono dpi o dispositivi di protezione individuale: “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciare la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni comportamento o accessorio destinato a tale scopo”

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

SICUREZZA E PREVENZIONE

É obbligatoria la misurazione della temperatura corporea del personale o è sufficiente un’autocertificazione del dipendente?

No, non è obbligatorio, tranne che in Lombardia.

Il Protocollo tra Governo e parti sociali del 14 marzo 2020 ha previsto la possibilità di rilevare la temperatura corporea ai dipendenti per l’accesso ai locali di lavoro.

Per quanto riguarda la Lombardia con l’ordinanza n. 546 del 13/05/2020 la regione ha imposto l’obbligo di rilevare la temperatura ai dipendenti per l’accesso ai locali di lavoro.

In caso di temperatura rilevata superiore ai 37,5°, in ogni caso dovrà essere impedito l’accesso al luogo di lavoro.

È possibile richiedere un’autodichiarazione in caso di mancanza di rilevazione della temperatura. In Lombardia, l’autodichiarazione non è accettata in quanto è obbligatoria la misurazione della temperatura.

*ai sensi del DPCM 17 Maggio 2020 e Ordinanza n. 548 del 13/05/2020 Regione Lombardia

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

SICUREZZA E PREVENZIONE

Se un dipendente contrae il covid-19, è responsabilità del titolare?

Non esiste alcun automatismo giuridico nel riconoscimento dell’infortunio da COVID-19 da parte dell’INAIL

Di seguito si intende presentare un supporto interpretativo a favore delle imprese e degli operatori della sicurezza, sgomberando così il campo dalle preoccupazioni sopra paventate. Posto che la previsione dell’art. 42 del D.L. n. 18, del 17 marzo 2020, cosiddetto Cura Italia, convertito in legge con modificazioni dalla L. n. 27, del 24 aprile 2020, come si dimostrerà nel prosieguo, non ha introdotto nel nostro ordinamento alcuna nuova fattispecie di reato a carico degli imprenditori, a seguito della inosservanza delle norme antinfortunistiche. Pertanto, a quadro normativo vigente, la responsabilità datoriale a fronte di un evento di questo tipo, sarebbe comunque difficile da dimostrare.

Al riguardo, giova sottolineare che l’equiparazione della infezione da COVID-19, contratta in occasione di lavoro o in itinere, ad infortunio sul lavoro, è avvenuta per mezzo di un provvedimento normativo, non di certo ad iniziativa dell’INAIL, come pur erroneamente sostenuto da alcuni organi di stampa. Alla luce di queste previsioni, dunque, l’INAIL è stata investita esclusivamente del compito di valutare, nell’esercizio delle sue funzioni amministrative, le istanze dei lavoratori o delle loro famiglie, di riconoscimento dell’infortunio da COVID-19, provvedendo, in caso di accoglimento dell’istanza, ad erogare le correlate prestazioni.

In merito alle categorie di lavoratori interessati dal predetto provvedimento, inoltre, come chiarito dalla circolare n. 13 del 3 aprile 2020, l’ambito della tutela INAIL riguarda gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico. Per tali operatori vige, quindi, la presunzione semplice di origine professionale, considerata l’alta probabilità che gli stessi vengano a contatto con il nuovo coronavirus. Di analoga presunzione semplice, si avvalgono poi coloro che svolgono altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza. In via esemplificativa, ma non esaustiva, sono stati indicati: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc…

Come chiarito peraltro dallo stesso Istituto, non esiste alcun automatismo giuridico nel riconoscimento dell’infortunio da COVID-19 da parte dell’INAIL poiché l’Istituto, ai fini della tutela infortunistica, deve comunque valutare le circostanze e le modalità dell’attività lavorativa, da cui sia possibile trarre elementi gravi per giungere ad una diagnosi di alta probabilità, se non di certezza, dell’origine lavorativa della infezione.

Andando alla più complessa questione delle responsabilità datoriali, si osserva come la introduzione normativa della mera possibilità di riconoscere, in sede INAIL e al ricorrere di tutti gli elementi formali e sostanziali richiesti di non facile dimostrazione, le tutele assicurative e indennitarie all’uopo previste, non abbia determinato alcuna modifica delle norme penali vigenti, né quelle codicistiche né tantomeno quelle dettate dal micro-sistema sanzionatorio del Testo Unico di Salute e Sicurezza sul lavoro.

Dunque, è evidente che la norma in esame non abbia né ampliato l’ambito della responsabilità penale del datore di lavoro, né introdotto alcuna forma di responsabilità oggettiva datoriale per infortunio da COVID-19, come pure la stessa non ha introdotto alcuna nuova fattispecie di reato.

Peraltro, anche in relazione al paventato timore di una responsabilità datoriale oggettiva, è opportuno sottolineare come lo stesso non trovi fondamento, nella misura in cui la sussistenza della responsabilità penale datoriale, in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ed inosservanza della disciplina antinfortunistica, è sempre subordinata alla celebrazione di un processo all’esito del quale si dimostri la sussistenza di almeno quattro presupposti congiuntamente necessari:

Che il lavoratore riesca a dimostrare la correlazione dell’evento lesivo con lo svolgimento dell’attività lavorativa, prova di fatto molto difficile da fornire in relazione all’infortunio da COVID-19, oltre ogni ragionevole dubbio;

Che il datore di lavoro non riesca a fornire prova di aver fatto tutto quanto necessario in termini di misure prevenzionistiche per evitare il verificarsi dell’evento lesivo;

Che sussista correlazione causale diretta – nesso di causalità – tra il comportamento omissivo del datore di lavoro e il verificarsi dell’evento lesivo;

Che l’omissione del datore di lavoro sia imputabile almeno ad una colpa dello stesso, intendendosi per colpa quell’elemento psicologico per il quale il datore di lavoro, pur prefigurandosi mentalmente che la sua omissione potesse determinare le lesioni o la morte del lavoratore, non abbia proceduto ad adottare idonee cautele atte ad evitare il verificarsi dell’evento, ritenendolo improbabile o sottovalutandone la possibilità di accadimento.

 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

SICUREZZA E PREVENZIONE

E' obbligatorio seguire dei corsi Covid-19 da parte dei gestori di pubblici esercizi?

Sì, è obbligatorio per qualsiasi attività.

Il DPCM 17/05/2020 e s.m.i., finalizzato a prevenire la diffusione del Coronavirus, ha imposto a tutte le aziende il rispetto delle “Linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche e produttive – Conferenza Stato Regioni” e del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” che prevede l’informazione a tutti i lavoratori sulle disposizioni anticontagio COVID-19, nonché sul corretto utilizzo dei DPI per prevenire la diffusione del “Coronavirus” SARS-CoV-2. Inoltre l’art. 37 del D.Lgs. 81/08 prevede al comma 6 che “La formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi”.

 

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

SICUREZZA E PREVENZIONE

Gli incontri con i fornitori devono avvenire a locale chiuso?

No, però per l’accesso di fornitori esterni, il gestore del locale deve individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità’, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti/uffici coinvolti

Se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi: non e’ consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. Per le necessarie attività’ di approntamento delle attività’ di carico e scarico, il trasportatore dovrà attenersi alla rigorosa distanza di un metro.

Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno individuare/installare servizi igienici dedicati, prevedere il divieto di utilizzo di quelli del personale dipendente e garantire una adeguata pulizia giornaliera. Va ridotto, per quanto possibile, l’accesso ai visitatori; qualora fosse necessario l’ingresso di visitatori esterni (impresa di pulizie, manutenzione…), gli stessi dovranno sottostare a tutte le regole aziendali, ivi comprese quelle per l’accesso ai locali aziendali.

In ogni modo si consiglia di verificare se le ASL di competenza hanno emesso disposizioni più puntuali in merito.

*ai sensi del DPCM del 26 Aprile 2020

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

COME COMPORTARSI CON I LAVORATORI CHE RIENTRANO DALL’ESTERNO

Se un lavoratore rientra da un paese dell'area Schengen

Sono liberamente consentiti gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati:

Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE: Austria, Belgio*, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia*, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi*, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) • Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera) • Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord* • Andorra, Principato di MonacoRepubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

È obbligatoria la quarantena per tutti i cittadini che nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Italia abbiano soggiornato in Romania.

*Belgio, intera Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna sono soggetti alle disposizioni previste dal Ministro della Salute con Ordinanza del 7 ottobre 2020, in vigore dall’8 al 15 ottobre (obbligo di test molecolare o antigenico al rientro). Non rientrano più nell’obbligo di tampone: Croazia, Grecia e Malta.

**ai sensi del DPCM del 7 Agosto 2020 e smi

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

COME COMPORTARSI CON I LAVORATORI CHE RIENTRANO DALL’ESTERNO

Se un lavoratore rientra da Belgio, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna

I Cittadini che nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Italia abbiano soggiornato in Belgio, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna devono:

• presentare alle autorità competenti una certificazione attestante che, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, si siano sottoposti a un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone con esito negativo

oppure

sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale presso l’azienda sanitaria locale di riferimento. In attesa di sottoporsi al test presso l’azienda sanitaria locale di riferimento si deve osservare l’isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora.

Inoltre devono: • comunicare immediatamente il proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, anche se asintomatici. • segnalare con tempestività la situazione all’Autorità sanitaria, in caso di insorgenza di sintomi COVID-19, attraverso i numeri telefonici dedicati e sottoporsi ad isolamento fiduciario

**ai sensi del DPCM del 7 Agosto 2020 e smi

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

COME COMPORTARSI CON I LAVORATORI CHE RIENTRANO DALL’ESTERNO

Se un lavoratore rientra da un paese al di fuori dall'area Schengen

L’ingresso in Italia da Stati non facenti parte dell’UE e/o dell’accordo di Shengen continua ad essere consentito, con obbligo di motivazione, solo per:

– Comprovate esigenze lavorative

– Di assoluta urgenza

– Motivi di salute

– Comprovate ragioni di studio

– Rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

È consentito in ogni caso senza dover specificare alcuna motivazione l’ingresso nel territorio nazionale di:

Cittadini di Stati terzi residenti nei seguenti Stati e territori (white list): Australia, Canada, Georgia, Giappone, Nuova Zelanda, Ruanda, Repubblica di Corea, Thailandia, Tunisia, Uruguay (Montenegro dal 16 luglio sono stati inseriti nella lista dei Paesi a rischio con divieto di ingresso e transito in Italia; dal 30 luglio chi proviene dall’Algeria ha l’obbligo di motivare l’ingresso in Italia)

Cittadini di Stati terzi soggiornanti di lungo periodo ai sensi della direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, nonché di cittadini di Stati terzi che derivano il diritto di residenza da altre disposizioni europee o dalla normativa nazionale e dei rispettivi familiari. (Fatte salve le restrizioni per chi proviene o transita dai Paesi a rischio)

Resta comunque l’obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per tutte le persone fisiche che facciano ingresso in Italia da Stati o Paesi esteri diversi da quelli facenti parte dell’Unione Europea.

E’ consentito soltanto fare, nel minore tempo possibile, il percorso per recarsi a casa o nella diversa dimora individuata come luogo dell’isolamento. In questo tragitto non è consentito usare mezzi di trasporto pubblico ma è consentito il noleggio di autovetture e l’utilizzo di taxi o il noleggio con conducente. Tuttavia, chi entra o rientra in Italia dall’estero per motivi di lavoro, salute o assoluta urgenza può rinviare fino a 120 ore l’inizio dell’isolamento fiduciario.

La Serbia, a seguito dell’Ordinanza del Ministero della Salute del 21 Settembre 2020 in vigore fino al 15 Ottobre non rientra tra i paesi a rischio con divieto d’ingresso in Italia.

**ai sensi del DPCM del 7 Agosto 2020 e smi

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

COME COMPORTARSI CON I LAVORATORI CHE RIENTRANO DALL’ESTERNO

Se un lavoratore rientra da uno dei paesi considerati a rischio

Dal 9 luglio 2020 è vietato l’ingresso in Italia alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate per uno dei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana.

Il divieto non riguarda i cittadini italiani, di uno Stato UE, di un Paese parte dell’accordo di Schengen, del Regno Unito, di Andorra, del Principato di Monaco, della Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano e i loro stretti familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio 2020.

Dal 13 agosto è vietato l’ingresso in Italia anche alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate in Colombia.

L’ingresso in Italia è comunque permesso ai cittadini UE/ITALIANI/Schengen pur avendo soggiornato in paesi terzi, con obbligo di quarantena e senza l’obbligo di presentare alcuna motivazione.

*ai sensi del DPCM del 7 Agosto 2020 e smi

**Aggiornamento 18 Ottobre 2020

 

 

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