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GIORGIO BARGIANI AL FIANCO DI 1757 VERMOUTH DI TORINO, PER PORTARE IL VERMOUTH DOVE MERITA

L’Assistant Director of Mixology del Connaught è il Global Brand Advocate del prodotto di Casa Cinzano. L’obiettivo è rendere il vermouth “il migliore amico dei bartender”.

Non c’è bisogno di presentazioni, per nessuno dei due. Giorgio Bargiani, pisano, è da otto anni al fianco di Ago Perrone, ed è stato recentemente promosso a Assistant Director of Mixology del Connaught Bar, numero uno al mondo delle ultime due edizioni dei World’s 50 Best Bars. E da poco, Global Brand Advocate di 1757 Vermouth di Torino, l’inno di casa Cinzano alla storia e all’artigianalità. Due nomi simbolo della qualità da bere, uniti con l’obiettivo di (ri)portare il vermouth, prodotto italiano per antonomasia nell’universo della miscelazione, ai fasti che merita. Bargiani racconterà infatti in giro per il mondo la sua esperienza, che unisce la classe italiana all’internazionalità straripante di Londra. Prima tappa, Torino: la città simbolo del vermouth, con una guest night tenuta al Bar Cavour, all’interno del Ristorante del Cambio (aperto proprio nel 1757). Lo stesso dove Gaspare Campari apprese i fondamentali della professione dell’ospitalità, prima di inventare il bitter omonimo poi consegnato alla storia.

Il Vermouth è un prodotto storico nella cultura dell’ospitalità italiana (e non solo). Come vince la sfida del tempo?
Associo sempre il vermouth a uno stile di vita, non ai suoi ingredienti o al suo processo produttivo. È una bevuta eccellente a tutte le ore, non è da meditazione, piuttosto da condivisione. È un momento, una delle icone dell’aperitivo, consumato negli anni da reali, borghesi, celebrità, ed è divenuto popolare, un simbolo del bere italiano. Per questo rimane fresco e al passo con i tempi, a maggior ragione oggi che l’Italia è affermata nel mondo come sinonimo di eccellenza, tra moda, cinema, sport e ovviamente enogastronomia. In qualche il modo il vermouth si inserisce in ciascuno di questi contesti, come simbolo di qualità di sapori e convivialità.

Il Vermouth è spesso visto come un supporto per gli altri ingredienti, in miscelazione.
È esattamente la mia missione. L’obiettivo, insieme a 1757, è rendere il vermouth il miglior amico dei bartender. Ha in sé la struttura complessa di un cocktail, per questo è perfetto come aperitivo, e la variante rossa di 1757 è una espressione eccellente per il Negroni. C’è bisogno di rendere il vermouth più protagonista, con ricette che lo mettano al centro del cocktail, magari in highball, o in un Martini cocktail ribilanciato.

Qual è l’utilizzo migliore che si possa fare, con il Vermouth in miscelazione?
Penso che il vermouth abbia le caratteristiche adatte per imprimere ai drink una personalità propria, oltre ad avere caratteristiche molto variegate: può essere usato in dosi importanti, o solo come modificatore. Va fatto uno sforzo per comprenderne il potenziale anche in cocktail meno conosciuti, a cui non siamo abituati.

Quale drink classico, e quale magari meno conosciuto, valorizza il Vermouth al meglio?
Il Dry Martini è senza dubbio il cocktail che più valorizza il vermouth, nelle sue varianti. Ma mi piacerebbe vederne di più con maggior quantitativo di vermouth, ribilanciato rispetto al distillato. Oppure drink list con ricette storiche che hanno il vermouth come ingrediente principale: penso al Bamboo, con vermouth secco e sherry, o l’Adonis, la variante con vermouth dolce.

 A cura di Carlo Carnevale

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