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Venice Cocktail Week, Day 1: Il Mosaico del bere in Laguna

Silice, carbonato di sodio, ossido di piombo. Sono gli elementi che compongono un cristallo; polveri fini del colore del bronzo, che si mescolano negli oltre 1000 gradi di un forno rustico e crudo nascosto nelle calli di Dorsoduro. Quattro generazioni di vetrai dal 1888, la famiglia Orsoni, che dal ventricolo est di Venezia ha firmato frammenti di paradiso arrivati a ogni latitudine: tessere composte di minerali, tinte e tradizione, realizzate a mano secondo la scuola bizantina che qui nella Serenissima trovò esplosione di apprezzamento e pratica.

Mosaici composti dalle oltre 3000 tonalità custodite nella libreria dei colori, ancora oggi che la famiglia non è più coinvolta (ma ne è rimasto il nome). Una foglia d’oro che riflette la luce dei canali, ferma in una lastra di vetro blu profondissimo: l’arte del vetro e il vetro dell’arte, lavorati entrambi in questa casa aristocratica ancora funzionante come fabbrica, che dalle sue pareti e dal suo fuoco fa nascere pezzi unici destinati al mondo intero (dalla Sagrada Familia alla moschea di Riad, la fornace Orsoni è protagonista della conservazione di centinaia di siti celebri ovunque). È una visione moderna di un concetto che Venezia porta con sè dalla sua fondazione, 1600 anni fa: la varietà come ricchezza, la mescolanza di genti ed elementi che rendono la laguna uno spicchi unico di umanità e bellezza. Che siano arabi, austriaci o cinesi, in qualche modo transitati di qui durante i secoli; o minerali e pigmenti, uniti per comporre mosaici pregiati. Qui la miscelazione è stata la chiave per il progresso e il successo, e da oggi avrà un altro significato ancora.

Per la prima volta in assoluto, Venezia diventa capitale della mixology, con la prima edizione della Venice Cocktail Week. Sole tiepido e motoscafi nei canali, le luminarie del Natale ormai prossimo si fondono (si miscelano, ancora una volta) con i toni bruni che fanno da livrea alla manifestazione. I bar storici degli alberghi diventati leggenda, e i nuovi angoli cocktail che si fanno largo sulla scena cittadina e (si spera) internazionale. Il buon bere e la bellezza di una città incomparabile navigano insieme su gondole e racconti: si parla di spezie, ricette e tecniche, per i campi e soprattutto in cattedra. Samuele Ambrosi viaggia indietro nel tempo allo Spazio Berlendis, il pittoresco hub scelto da Campari Academy che come per la già più strutturata Florence Cocktail Week è qui main partner della manifestazione: ci si riparavano gli scafi (era la falegnameria di un tipico squero), oggi spazio espositivo di composta bellezza. Modern Gin Expression è una masterclass che dalle origini di un distillato celebre (per alcuni tratti di storia anche famigerato) dal Vecchio Continente fino alle Indie, per poi tornare sulla cresta dell’onda negli ultimi anni. Cocktail divenuti colonne portanti della miscelazione mondiale (Gimlet, Collins) tradotti nella parlata moderna dalle creazioni di Ambrosi al suo Cloakroom di Treviso, ripresentate per la platea.

Venezia risplende come sempre del fascino di un calderone di popoli e culture, la potenza attrattiva da crocevia delle nazioni, che la rese immensamente abbiente, ambita e combattuta. Il sole cala infatti quando nella nuovissima Terrazza Aperol si iniziano a raccontare le lingue del mondo: Nico De Soto, ospite di Campari Academy, dalla Francia al resto del pianeta (con due bar di sua proprietà nei 50 Best e oltre ottanta paesi in cui ha fatto guest shifts) miscela sotto i riflessi dell’arancione più riconosciuto di tutti. Venezia è Venezia quando a luci spente e volumi abbassati si sentono i tacchi fare eco sui ponti (in tutta la superficie lagunare se ne contano oltre 400, tra pubblici e privati); è il primo tassello, del mosaico della Venice Cocktail Week.

a cura di Carlo Carnevale

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