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Il Camparino in Galleria compie centosei anni

Sarebbe bastato entrarci appena scoccata l’ora dell’aperitivo, la scorsa sera, per avere una fotografia perfetta del valore del Camparino in Galleria: centosei candeline appena spente (fu aperto nel 1915), due anni trascorsi da un restyling al tempo stesso profondo e conservativo, che ha permesso di esplorare con successo anche nuovi territori, senza allontanarsi di un passo dalla verve d’altri tempi incastonata in quei muri e in quegli specchi.

Il pregio di una storia blasonata e romantica, che si miscela, è il caso di dirlo, con la dinamicità di oggi e perché no, di domani. Non a caso, a inaugurare le danze al bancone, tra i dieci bartender invitati per l’evento speciale, sono stati Dom Carella e Maurizio Stocchetto: il primo è regista dell’avanguardista Ca-ri-co, il secondo è volto e mani dell’intramontabile Bar Basso, culla del Negroni Sbagliato e meta imprescindibile del bere fuori milanese.

Poco più di un secolo fa le porte si aprirono per la prima volta: erano il desiderio e l’indole di Davide Campari, la mente aperta di chi raccoglie e accoglie, dalla famiglia e dal mondo intero. Figlio di Gaspare, che cinquant’anni prima aveva fondato l’azienda poi consegnata alla storia, era nato nel 1867, l’anno in cui la famiglia Campari era approdata nella Milano che ne diverrà patria adottiva. Era il 14 novembre, come due giorni or sono: ed è giusto che il Camparino in Galleria, la sua creazione più importante e significativa, venga celebrata insieme a lui.

Yuri Gelmini e Luca Marcellin, poi Luca Angeli e Terry Monroe, Luca Vezzali e Corey Squarzoni, Edoardo Nono e Leonardo Todisco: in tutto, dieci bartender di punta della galoppante scena del bar milanese, ad alternarsi in coppia per un’ora ciascuno al bancone del Camparino in Galleria, che festeggia se stesso, festeggiando anche l’arte dell’ospitalità cittadina, negli anni assurta a simbolo delle abitudini italiane nel mondo. Il tempio dell’aperitivo, rituale quotidiano che qui diventa storico, personale, glamour, riservato, qualsiasi sia lo stato d’animo.

La magia di un luogo fresco come fosse il primo giorno, che davanti ai mosaici originali di inizio Novecento pone ricette contemporanee e ghiaccio perfetto, in una dimostrazione continua di come il classico non diventi mai passato, ma anzi rimanga canone da apprezzare in ogni momento. È una delle prime forze e bellezze del Camparino in Galleria, che ha percorso più un intero secolo, rimanendo intatto di fronte all’evolversi degli usi e dei gusti: perché identità e storia, quando vere e preziose, sono più forti di qualsiasi cambiamento. In alto i Campari Seltz, per altri centosei di questi anni.

a cura di Carlo Carnevale

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