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Stile e storia: il miglior bar al mondo ospite del Camparino in Galleria

I primi momenti raccontano già tanto: il welcome drink Reverso, un Martini al contrario che inizia a raccontare della storia e della filosofia del miglior bar al mondo. Sono gesti e sorrisi tutti italiani, quelli del comasco Agostino Perrone e di Giorgio Bargiani, da Pisa, che aveva “già nelle prime lettere del cognome nascosto la mia vocazione” e con il suo mentore è arrivato fin sul tetto della 50 Best World Bars dello scorso anno; nel tempio dell’italianità al bar, il Camparino in Galleria, la loro masterclass è un sunto d’ospitalità di lusso e al tempo stesso a portata di sentimenti.

Italiani si nasce e si è dentro, poco importa se qualche inglesismo adesso è frequente tra le parole che riempiono la Sala Spiritello. Friendly but not friends, il giusto calore che non sfocia mai nell’invadenza: Bargiani l’ha imparato e fatto suo otto anni fa, quando cambiò vita e volò a rispondere alla chiamata di Perrone, a Londra arrivato per inseguire la sua passione fotografica, e già al Connaught quando il sipario salì per la prima volta in assoluto nel 2008. It’s not what you do, it’s how you do it: sono loro ad aver rivoluzionato Mayfair e il centro della City, proponendo per primi, in un luogo con trecento anni di pura storia, una miscelazione moderna combinata all’identità classica del bar d’albergo. L’esperienza (how)
prima ancora del gusto (what).

Il Camparino in Galleria diventa un teatro su cui i due protagonisti sembrano danzare sincronizzati, con il sostegno straordinario di Tommaso Cecca e Mattia Capezzuoli (miglior bartender under 30 del 2021); Bargiani dirige la musica al bancone, Perrone tiene la sala in ipnosi mentre doma esperto la bar station mobile con cui serve gli ospiti direttamente al tavolo, una replica di quello esclusivo e unico presente al Connaught (qui fornito da Luca Marcellin, del Drinc).

Identità e lavoro manuale, che partono da ben più lontano: il Connaught Martini, drink simbolo del bar, è storia d’amore tra un blend di tre vermouth e di un gin unico al mondo, distillato tra le mura del bar con dieci botaniche di qualità eccelsa. La bottiglia è un’ulteriore firma, con i riflessi mogano che ricordano le pareti del Connaught, ma l’attenzione all’ospite rimane l’ingrediente vitale: ogni visitatore può scegliere il proprio bitter tra i tre proposti da Perrone, che spiega, versa, mescola, filtra, sempre impeccabile. Come dicono loro, in una fotografia di classe e ironia: stir up with style, and don’t forget the smile.

a cura di Carlo Carnevale

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