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Campari Academy Hub: esperimento (più che) riuscito

La Florence Cocktail Week, conclusa la scorsa domenica, è stata un manifesto di miscelazione e occasioni. Quasi centocinquanta eventi disseminati lungo sette giorni di inno alla convivialità e soprattutto alla crescita. Nel mosaico di incontri itineranti, Campari Academy ha scelto di cementare il suo spirito di professionalità e unione di squadra, scegliendo il The Stellar in San Frediano come proprio hub: “Non essere presenti in più luoghi, ma accentrarci in un hub ci ha permesso di creare una sinergia, un valore aggiunto”, racconta Gustavo Calì, Campari Academy Manager. “Uno più uno può fare tre, perché se alla qualità delle persone si aggiunge un luogo accogliente, si può ottenere un prodotto ancora migliore. È stato come trasportare fisicamente l’idea di Campari Academy in un altro luogo”.

L’hub Campari Academy si è reso palcoscenico di appuntamenti dal profilo eccellente, a partire dalla prima masterclass con Monica Berg, personalità più influente del mondo del bar nel 2021 secondo Drinks International, fino a quella di Giacomo Giannotti del Paradiso di Barcellona: nel mezzo, il team di Campari Academy ha fornito contributi di qualità estrema, spaziando dagli argomenti più classici (come la masterclass Re-think Aperitivo di Alessandro Pitanti) a quelli più contemporanei e proiettati al futuro. Dalle problematiche più elementari, a quelle più avanzate, perché è nei dettagli che si fa la differenza: “La formazione è un percorso che segue più fasi. Si tende a pensare di dover puntare sempre alla vetta, quando in realtà senza le fondamenta, le basi, la carriera di qualsiasi professionista è destinata a crollare. Coprire quindi l’intera curva di crescita è di importanza capitale per arrivare ad apprendere il più possibile, e di conseguenza lavorare meglio”.

A conferma della veduta sempre più larga di Campari Academy, l’hub è stato caratterizzato da una forte presenza internazionale, sia nei contenuti formativi che nelle guest nights al The Stellar, che hanno visto anche il contributo di Moe Aljaff, dal Two Schmucks di Barcellona. “È stata una scelta istintiva, inevitabile. Il bartending è una dimensione internazionale, e Campari Group ha in sè una mentalità di ampio respiro che coinvolge ogni paese. Lo dimostriamo quotidianamente con lo sviluppo delle figure dei brand ambassador e delle Campari Academy nel mondo. Nello specifico a Firenze, avere avuto protagonisti da altre nazioni ha aiutato ad allargare il confronto, perché i talenti che sono venuti a trovarci hanno condiviso le loro esperienze vissute, non solo case history vincenti. È come se avessero dimostrato di essere bartender come tutti gli altri, cosa che ovviamente è vera e non va dimenticata”.

Tutto il pregio di una struttura accademica, tradotto nel corso di una manifestazione ricchissima e coinvolgente. Un esperimento più che riuscito: “L’hub si è rivelato uno strumento di enorme valore: dinamico, fresco, è stato il luogo perfetto per poter approfondire concetti già avviati da remoto, come il Bar Brainstorming, e più in generale di ricominciare con la formazione in presenza, rispettando le normative. Si è di fatto dimostrato un laboratorio libero, quindi una continua fucina di scambio, che è quanto di più vicino possibile alla nostra idea di crescita e insegnamento”. Via da Firenze, è già tempo di guardare al futuro. A dicembre si terrà la prima edizione della Venice Cocktail Week: Campari Academy, ancora una volta, ci sarà.

a cura di Carlo Carnevale

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