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Florence Cocktail Week, Day 4: il Paradiso del bere

Per arrivare a San Frediano, al di là dell’Arno, c’è un ponte da attraversare stando attenti a non farsi travolgere dal caos che finalmente sembra tornato. Non più di dieci minuti dal centro, ma serve almeno il doppio del tempo: con il sole che sta scaldando la Florence Cocktail Week, l’acqua del fiume è una tela brillante, a tratti solcata da canottieri di buon umore. Non fermarsi a guardare per qualche minuto è un’impresa.

Giacomo Giannotti fa tappa a Firenze, poco lontano dalla casa che ha lasciato anni fa per andare a squarciare il velo dell’ospitalità di Barcellona. Sembra un supereroe dei fumetti, arriva in jeans e camicia come un businessman, un attimo dopo si trasforma e indossa l’inconfondibile divisa neroverde del suo bar. È in pedana per l’ultima masterclass all’hub di Campari Academy, e appena schiaccia il tasto d’avvio della sua presentazione, apre la porta della sua stanza dei segreti.

Paradiso è un universo di dimensioni infinite e proposte impossibili da prevedere. Eccellenza, ingegneria e sostenibilità, tutte miscelate nelle pareti, nei sottobicchieri e nelle ricette di un bar che da anni è presenza fissa ai piani alti del mondo (eletto diciannovesimo nell’ultima classifica dei 50 Best Bars). Gli scarti delle preparazioni si modellano in coaster al cento per cento organici, l’utilizzo di plastica è reinventato in gadget e attrezzatura; ogni elemento di Paradiso vive più vite, sperando “che in futuro l’intero bar possa essere sostenibile. Siamo partiti dalla riduzione degli sprechi, ora ci concentriamo sul riciclo della plastica. Domani magari riusciremo ad abbattere il consumo energetico”.

Già solo ascoltare val bene la permanenza sui gradoni del co-working del The Stellar, che in questi giorni è stato un moto perpetuo di formazione a livelli altissimi. Poi Giacomo diventa un bambino con i suoi giocattoli preferiti, e la magia passa da parole a fatti: è lì a dimostrare la nuova drink list di Paradiso, alcuni dei ventuno cocktail ciascuno frutto di mesi di progettazione, errori e alla fine trionfo. Ma soprattutto, si tratta di ventuno opere uniche: il Vulcano, con Campari e rum, servito con una riproduzione in scala di un’eruzione; Tornado, portato all’ospite su un vassoio che nasconde un agitatore magnetico da attivare per creare un vortice all’interno del calice; e The Cloud, opera di fisica fuori dall’immaginazione (unicum assoluto nel mondo), che crea una vera e propria nuvola, da assaporare subito o da far gocciolare nel bicchiere come ulteriore ingrediente. Non una poltrona libera, nè una voce che non sia l’accento spagnolo misto a toscano di Giannotti: ipnotico.

Un altro giro in cabina telefonica, un altro cambio d’abito, e Giacomo è al bancone del Floreal (pendant perfetto con l’uniforme) per la sua guest night. Bar di bellezza kitsch e personalità evidente, contorno apprezzatissimo nelle notti di questa settimana (e non solo). La serata è una pioggia di flash e domande, per una selezione di drink che sembrano arrivati da un altro pianeta. Si oltrepassa la mezzanotte e si festeggia un compleanno, c’è tempo per chiudere la valigia con i trucchi e rientrare. L’hub di Campari Academy si spegne dopo tre giorni densi di contributi d’eccellenza, da Monica Berg all’intero team di trainer e ambassador. È soltanto un arrivederci.

a cura di Carlo Carnevale

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