RICETTE

Grand Marnier: l’icona dell’eleganza

Quando i vostri occhi saranno catturati nel calore profondo di riflessi ramati; quando il vostro olfatto si sentirà pungere piacevolmente, da note agrumate, sapere orgoglioso e dolcezza esotica; e quando il vostro sorso sarà pieno, setoso, sognante. Allora capirete immediatamente che nel vostro bicchiere c’è l’iconica carezza di Grand Marnier.

Una bottiglia che celebra lo spirito di famiglia e territorio che mosse i primi passi all’alba dell’800. Una tradizione cui Jean-Baptiste Lapostolle diede vita, mattone su mattone, quando spinse il cuore oltre ogni pensiero e costruì la sua distilleria in un minuscolo comune francese. Era un artigiano del gusto, dedito ai liquori, alla moglie, al prossimo; vide oltre con i sentimenti, prima ancora che con la ragione, trasmettendo a chi venne dopo di lui i valori di bellezza, sincerità e lealtà che saranno i capisaldi del prodotto immenso al quale aveva, in qualche modo, dato il primo soffio di esistenza.

A dargli seguito e gioia fu la nipotina preferita, Julia, che quasi cinquant’anni dopo trovò l’amore: era cresciuta tra gli alambicchi del nonno, se ne ricordava i suoni e la luce che rimbalzava sul metallo gorgogliante. Colori e sensazioni che portava dentro sé, e che soltanto un altro visionario avrebbe potuto apprezzare già appena guardandola negli occhi. Julia sposò Louis Alexandre Marnier: eccentrico, raffinato, profondo, la stessa tavolozza di emozioni che lui stesso ricreò nella ricetta del Curaçao Marnier, un blend di cognac giovani e arance amare dei Caraibi realizzato nella distilleria della famiglia della moglie.

Erano anni di tumulto culturale, di artisti e pensatori, di progetti e sogni che sarebbero decollati sulla spinta delle invenzioni, naufragati nella follia della guerra, ritrovati con l’entusiasmo di vita del nuovo secolo. Tempi in cui, ancora, la parola era l’unico inchiostro con cui firmare contratti: Louis Alexandre finanziò il suo grande amico Cèsar Ritz per la costruzione dell’albergo che è rimasto poi scolpito nella storia di Parigi e del mondo. Ricevette in cambio un’idea, una vibrazione di voce che pronunciata nel modo giusto, aprì le porte dell’infinito: fu Ritz a suggerire un Grande nome, per un Grande liquore.

La bottiglia sinuosa, il nastro rosso, la ceralacca in etichetta: il Grand Marnier vestì gli abiti dell’invitato d’eccellenza nelle serate della Belle Époque, stabilendo nelle note arancioni e avvolgenti lo standard di un prodotto moderno e ammaliante in qualsiasi epoca, fino ad oggi. Liscio, con ghiaccio, in miscelazione: che sia una dose robusta, per dare carattere e struttura a un Margarita, o una lacrima leggiadra, un tuffo morbido ma di carattere per un twist sui classici immortali. Da duecento anni, Grand Marnier è il simbolo della sofisticatezza e dell’eleganza, dell’autenticità e della classe che sono missione del Campari Group.

 

a cura di Carlo Carnevale

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