RICETTE

Mai Tai Day: la leggenda della Tiki Culture

Il nome, in lingua tahitiana, vuol dire eccellente. Fu creato al sole della baia della California, per dimenticare la guerra, le restrizioni e per ricordare panorami da paradiso. Fu inventato da una delle leggende della miscelazione mondiale, pietra miliare della storia dell’ospitalità. E fu discusso, controverso, richiestissimo: ancora oggi è uno dei simboli di miscelazione avanzata e su misura. In alto le vostre tiki mugs: è il Mai Tai Day. 

Mai Tai non è propriamente un drink”, racconta Gianni Zottola, uno dei massimi esperti di miscelazione Tiki. “Non ha una ricetta codificata, è piuttosto una modalità di bevuta. Rappresenta uno stato d’animo, è un’esperienza concettuale. Non si ordina un Mai Tai per caso, lo si beve perché si sa di cosa si è alla ricerca”. Semplice da comprendere ma difficile da spiegare, tutto e niente, proprio perché è espressione di un’idea così personale. “Ognuno ha il proprio Mai Tai ideale, ed è di fatto questo il motivo per cui la prima ricetta codificata risale agli anni ’70, ma Trader Vic lo proponeva già vent’anni prima”. 

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Victor Jules Bergeron Jr, il vero nome di uno dei padri della cultura Tiki insieme all’amico e primo avversario Don The Beachcomber: Trader Vic fu ristoratore, giramondo e visionario, sarto che riuscì a cucire con succhi e distillati la soluzione alle nostalgie dei bevitori, che dopo il Proibizionismo erano alla ricerca delle stesse atmosfere vissute nelle crociere alcoliche nelle quali si rifugiavano. È un’espressione di sé, un’idea di star bene che si rincorre tra le richieste di un ospite e le intuizioni di un bartender. È forse uno dei massimi punti d’incontro tra desiderio e servizio, proprio perché così onirico e indefinibile: Mai Tai è qualsiasi drink che abbia una determinata struttura, pur esprimendosi in mille sfaccettature. Nacque come twist di un Daiquiri, in origine più corposo, poi diventato più fresco”. Trader Vic, d’altronde, aveva studiato le gesta di Costantino Ribalaigua, il cantinero cubano per antonomasia. 

Semplice negli ingredienti, complesso negli aromi e nelle emozioni: “L’orzata è l’elemento caratterizzante. Dà spinta aromatica, freschezza e soprattutto la nota amara tipica della mandorla: anche in una preparazione homemade, come quella alle nocciole che propongo io, la nota amaricante non deve mancare”. Il bartender Jonathan Di Vincenzo preferisce invece un’orzata al pistacchio, e prosegue: “Il Grand Marnier è poi l’aggiunta perfetta perfetta per la parte dolce e agrumata, che dia profondità e carattere”. Va da sé, il rum è poi il distillato sovrano: a seconda del mood e delle voglie di chi lo berrà, ciascun Mai Tai avrà un rum dedicato, ma entrambi gli esperti sono d’accordo su quale sia complessivamente quello ideale. “Appleton 12: la potenza del Mai Tai è correlata alla sua freschezza, e per sostenere questo bilanciamento serve un rum giamaicano importante, che abbia corpo, tenore, aroma. Appleton 12 ha anche un sentore leggermente secco, sempre capace di esprimere caratteristiche aromatiche di gran valore”. 

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Mai Tai è una sinfonia. È un acquerello di aromi e sapori diversi, nato con ingredienti oggi introvabili, poi evolutosi in miscela versatile e adatta a tutto e a tutti: “Trader Vic lo ideò con un solo rum, che poi non fu più prodotto. Da allora il Mai Tai è un continuo percorso verso quel concetto originale di freschezza, gusto e perché no di libertà”. Potrà essere la prima volta in assoluto, o magari siete bevitori abituali di Mai Tai. Questa sera sarà l’occasione giusta, ancora una volta, per assaggiarlo ancora: nessuno lo chiederà allo stesso modo, perché è in realtà il Mai Tai a ritagliarsi sul consumatore, e non il contrario. Eccellente, d’altronde, lo dice già il nome. 

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Gianni Zottola, elbano di nascita e bolognese di adozione, è uno dei massimi esperti di miscelazione Tiki e tropicale, di cui è ricercatore e divulgatore attraverso il blog da lui gestito www.giannizottola.com; consulente in tutti gli ambiti della bar industry italiana, ha all’attivo numerose collaborazioni con riviste di settore e aziende del beverage, oltre a una pubblicazione per l’Università di Macerata. 

Johnatan Di Vincenzo, è bartender e consulente, innamorato del mondo Dopo esperienze a Londra, negli Stati Uniti e in Spagna, nel 2014 fonda il cocktail club The Noble Experiment, di stampo proibizionista e nel 2015 incorona il suo sogno con il cocktail bar Tiki Comber, uno dei primi Tiki bar in Italia. È stato ambassador del marchio Appleton Estate Rum per Campari e ambassador Campari Italia, prima di fondare con Dario Arcangeli e Nicola Pozzati la “Just One Drop catering e consulenza”; ad oggi impegnato anche nello sviluppo e nella creazione di prodotti alcolici e liquori per la Rum Runners srl. 

Articolo a cura di Carlo Carnevale

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