LIFESTYLE

Il mondo in un cocktail: Masterclass con Nico de Soto

Cartina, shaker e scarpe comode. Bastano pochissime cose per poter riempire la valigia e letteralmente girare il mondo dei bar, frequentandone ovunque e da questi trarre le sensazioni per creare cocktail unici. Nico De Soto ha quarantadue anni, chissà quanti trascorsi a girovagare per le latitudini del pianeta della miscelazione, ed è ancora ben lontano dall’essere arrivato al termine del suo viaggio.

“Viaggiare è una componente fondamentale per le nostre vite, siamo una specie incline agli spostamenti. Oggi non potrei mai tornare a un regime normale, sedentario, regolare, non è nella mia natura, o almeno non più. La non linearità è diventata lo standard, per me”. Durante l’ultimo anno, che ha coinvolto il mondo intero sul rigore delle chiusure e delle restrizioni, Nico è riuscito comunque a volare in ogni continente, godendosi in qualche modo la solitudine imposta dalle disposizioni governative di ogni paese. “Ho fatto un safari in Tanzania, e ho girato l’Islanda in auto: mi sono sentito a volte come l’unico abitante del pianeta, mi è servito per guardare il mondo da un’angolazione ancora nuova”.

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Laureato in Scienze Informatiche, ha trovato se stesso dove mai si sarebbe aspettato: al bancone di un bar, inutile dirlo, nel bel mezzo di un viaggio. “Lasciai Parigi per vivere un’esperienza in Australia, tra Sydney e Melbourne. Iniziai a lavorare in un bar per mantenermi, e trovai una dimensione di ospitalità molto più avanzata rispetto a quella di casa. Quando tornai in Europa, decisi di provare a farne una carriera”. I primi passi nel continente sono per il gruppo dell’Experimental Cocktail Club, l’avvio di un percorso che lo ha portato ad aprire poi il Mace di New York, e il Danico nella sua città natale, entrambi presenze fisse nelle classifiche di gradimento mondiali: in futuro “ho in mente progetti in Medio Oriente e Asia”, tanto per non farsi mancare nulla.

Nel mentre, Nico riesce a coniugare il suo lavoro dal doppio fuso orario, con l’eterna passione per aerei e valigie: novantotto paesi e oltre ottocentocinquanta città visitate, un’infinita lista di guest shifts in qualsiasi continente (l’ultima in Egitto a inizio aprile) e la capacità di trasmettere nel bicchiere quello che con gli occhi e i passi apprendere quando è in viaggio. “Ovunque si vada, la cultura enogastronomica del luogo è fonte di ispirazione: sapori, immagini, odori, i miei menu sono frutto dell’esperienza nel mondo. La novità è motivazione, fare sempre la stessa cosa è noioso. E lo stesso vale per le persone, interesse e idee sono spesso generate dalla varietà”.

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Gli itinerari al suo bancone saranno solo uno degli aneddoti che Nico racconterà nella sua masterclass del 24 maggio con Campari Academy: si parlerà inoltre di trend, tecniche e futuro: “Siamo in un momento storico in cui i prodotti migliori sono facilmente disponibili, e la preparazione dei bartender è in costante crescita. I trend del momento sono interessanti: il Milk Punch è al centro di questi, ed è uno dei miei argomenti preferiti, lo tratto da almeno dieci anni ed è incredibilmente flessibile, si può fare alla spina, carbonato. I drink contemporanei sono estremamente complessi, sono continui giochi di consistenze, di strati“. Si parte sempre dalle basi, ovviamente: “Dai classici non si prescinde, mai. Ma abbiamo strumenti e idee per poter dare fondo alla nostra creatività, allora perché non farlo?”. E soprattutto, perché perdervi l’appuntamento con Nico de Soto?


Nico de Soto, parigino, 42 anni, è globalmente riconosciuto come uno dei più influenti e preparati bartender del mondo. I suoi locali Mace a New York e Danico a Parigi sono stati negli anni insigniti di numerosi premi internazionali, incluso l’ingresso nella prestigiosissima lista dei World’s 50 Best Bars. La sua passione per il viaggio lo ha portato a visitare oltre novanta paesi, e a calcare centinaia di banconi in giro per il mondo con le sue spettacolari guest nights.

 

 

Articolo a cura di Carlo Carnevale

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