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Camparino: Bar Rivelazione dell’anno 

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L’eccellenza senza età riesce addirittura a superare lo scorrere del tempo. Un’icona di tradizione e classe, legata nel profondo con abitudini che sembrano andate, si rinnova e si conferma anche a distanza di un secolo. Ai Bar Awards di inizio febbraio, il Camparino in Galleria è stato insignito di due premi che testimoniano la continua ricerca della qualità e della modernità, senza mai perdere la linfa d’eleganza e valori tipici di Campari.

Sopravvissuto a guerre, terremoti (politici e non) e adesso in splendida forma nonostante momento storico che farà epoca, il Camparino in Galleria si è visto consegnare il titolo di Bar Rivelazione del 2020: un’ulteriore tappa di un percorso che ha richiesto pazienza, visione, fedeltà. Un titolo frutto dell’impegno e della professionalità da sempre mantra del locale e dell’universo creato da Davide Campari nel 1915 e reinterpretato con la riapertura del 2019, perfettamente reincarnati dalla gestione dello Store Manager & Head Bartender Tommaso Cecca: “Mancano, a Milano e in Italia, i grandi bar che vogliono dire location, atmosfera, persone. Noi abbiamo lavorato al massimo per portare il Camparino in questa dimensione. Eleviamo il bar a luogo esperienziale, e ci riusciamo dopo un percorso durato anni, in cui siamo passati per il lavoro sulla nostra clientela, sulla nostra proposta e sulla nostra magnifica location”.

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Oggi il Camparino vive la doppia anima di un luogo storico, con il leggendario Bar di Passo, e di un avamposto di miscelazione contemporanea, grazie all’attività di ricerca e accoglienza in chiave moderna della Sala Spiritello, al primo piano: “Sono due esperienze che si fondono alla perfezione: al Bar di Passo si può rivivere l’atmosfera di un secolo fa, una fotografia in abito classico. Al primo piano invece guardiamo al futuro”. Conservando però l’identità di sempre: Cecca e il suo team hanno infatti “messo il sigillo su come realizzare i classici di Campari, definitivamente. Campari Seltz, Negroni, Americano, Shakerato: gli originali e inconfondibili si possono trovare solo qui”. Il risultato si è visto soprattutto nell’ondata di nuovi appassionati e consumatori, che hanno una volta per tutte sdoganato un’usanza dei vecchi tempi, come l’aperitivo in Galleria nel suo tempio: tanti, e sempre di più, sono i giovani che decidono di approcciarsi a uno dei momenti più distintivi della vita di Milano.

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Il Camparino, o meglio uno dei suoi alfieri, è stato inoltre protagonista in un’altra categoria: il mixologist Mattia Capezzuoli ha infatti ricevuto la palma come Bartender Under 30 dell’anno. La conferma dell’attenzione che il Camparino e Campari Group, tramite la Campari Academy, pongono sulla formazione e la crescita dei professionisti più giovani, per portarli alle soddisfazioni e le performance professionali più importanti. Romano, classe ’91, con alle spalle un master in food&beverage management: tesi, neanche a dirlo e in tempi non sospetti, su Campari. In giro dalla Capitale a Milano con una sosta a Los Angeles, prima della chiamata di Cecca: “Una proposta inaspettata, essere qui oggi e ottenere questi risultati è incredibile: il Camparino è un’icona e noi abbiamo la responsabilità di mantenerla intatta con la sua storia”. L’impatto con un luogo così ricco di tradizione ha permesso a Mattia un cambio di visione fondamentale per la sua professionalità: “Siamo in una realtà storica ma al tempo stesso moderna, e lo si vede in ogni dettaglio: dalla clientela variegata alla proposta che cambia a seconda dell’orario e del mood”.

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Dalle movenze, alla precisione, fino alla conoscenza tecnica: dietro il bancone della Sala Spiritello si trova in realtà un’autentica scuola verso l’ospitalità di qualità. “Iniziare a lavorare al Camparino è stata un’occasione per concentrarmi su classici che sembrano semplici, garantiti ma che in realtà richiedono uno studio e un’applicazione totali: dai bicchieri all’attrezzatura, ogni aspetto è misurato e curato. Sono dettagli che altrove non vengono considerati, e che impongono quindi un impegno maggiore, oltre a permettere più esperienze e più crescita. Abbiamo lavorato moltissimo sull’impostazione del lavoro a tutto tondo, sulla gestione di un team, sul confronto circa dinamiche importanti che riguardino il bar o il brand”. E soprattutto, assaporato il valore di un’azienda leader, con le dimensioni e le possibilità che ne conseguono: “Altre realtà anche piuttosto grandi mantengono un profilo più familiare, qui invece si sviluppa mentalità adulta, matura e di estrema professionalità. Per non parlare dei macchinari, del laboratorio, della pulizia, sono tutti dettagli che concorrono per un lavoro ad alto livello, e in questo Tommaso è un grandissimo maestro”.

Gli ultimi Bar Awards sono stati un trionfo. A quanto pare è solo l’inizio.


Articolo a cura di Carlo Carnevale

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