LIFESTYLE

La formazione come risorsa prima per un professionista

Per Campari Academy la formazione è, da sempre, una delle principali risorse per diventare un professionista di successo. Il concetto stesso di “formazione” non è però, per sua natura, immutabile nel tempo. Oltre ad essere sempre informato ed aggiornato un buon formatore deve infatti saper rispondere alle diverse esigenze del proprio tempo, e, di conseguenza, ai differenti bisogni dei propri discenti. Una problematica questa da sempre al centro delle analisi e degli studi di chi si occupa di “formazione” ma che suona ancor più necessaria agli albori di questo 2021. L’anno appena trascorso ha infatti sollevato importanti interrogativi anche nell’ambito della “formazione”, costringendo chi si occupa di questo delicato compito a confrontarsi con dinamiche e problematiche sconosciute fino ad ora, proprio come accaduto nel mondo del bar.

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BIO

Bartender poliedrico ed eclettico, Savage inizia la sua attività da giovane lavorando per cinque anni dietro ai banchi di alcuni Irish pub allo scopo di finanziarsi gli studi in filosofia. Una notazione biografica non di poco conto se si considera quanto la sua intera carriera sia stata caratterizzata dalla capacità di unire, all’interno delle sue cocktail list, aspetti, caratteristiche e storie provenienti da mondi molto distanti da quelli del bar. Un mix di concetti filosofici, culturali ed artistici che hanno reso famosi i menù di Remy Savage, contribuendo, insieme al lavoro di altri suoi colleghi, ad innalzare la percezione media di questo settore.

In questa renaissance del cocktail infatti un ruolo cruciale è stato giocato dalla sempre maggiore capacità dei bartender di uscire dagli stretti confini del proprio settore rivolgendosi ad una platea via via sempre più ampia e variegata. Al tempo stesso, la creazione di drink list elaborate e ricche di spunti di riflessione ha elevato di rango l’intero universo del cocktail bar, alla stregua di quanto già avvenuto in passato con il mondo della cucina. È lo stesso Remy Savage, in una battuta rilasciata per noi in esclusiva, a condensare questo tipo di approccio al bar:

“Negli anni ci si siamo resi conto che il tempo passato in un bar può essere un’ottima piattaforma per trasmettere idee […] per questo abbiamo deciso, ad esempio, di aprire bar che cerchino di comprendere e illustrare la visione dei diversi movimenti artistici”

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È per questa ragione che Campari Academy ha incaricato BVA-Doxa, la più importante azienda italiana di ricerche di mercato, di inviare un questionario ai diversi professionisti del mondo bar; una serie di domande pensate per sondare la loro opinione in ambito formazione, con l’obiettivo di sviluppare corsi e seminari sempre più in linea con le aspettative dei bartender italiani.

BVA-Doxa ha così condotto una ricerca quantitativa con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing), una tipologia di raccolta dei dati che si basa sulla compilazione di un questionario via web fornito attraverso un link, un panel o un sito web, coinvolgendo i professionisti che si occupano in prima persona della preparazione dei cocktail e dei drink da servire. Gli intervistati sono stati reclutati da una lista fornita dalla stessa Campari Academy o tramite un engagement diretto attraverso una Instagram Story creata da Campari sul proprio canale. Il risultato finale è stata una rilevazione, svolta dal 18 ottobre al 10 novembre 2020, su un campione complessivo di quasi 700 tra proprietari di locali, bar manager, dipendenti/bartender.

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Per sondare le necessità dei diversi professionisti del mondo del bar il questionario è stato costruito intorno ad alcuni temi cardine, a partire dal rapporto fra i bartender ed il concetto stesso di “formazione”. Prima ancora di addentrarsi in tematiche più tecniche era infatti importante comprendere come, a maggior ragione dopo un anno così particolare e complesso, i professionisti approcciassero a questa materia e cosa si aspettassero da un percorso formativo. Venendo invece agli aspetti pratici del lavoro di bartender il questionario comprendeva, ovviamente, una serie di domande dedicate al tematiche di maggior interesse professionale. Quesiti che vertevano su svariate competenze riguardanti non solo la pura e semplice miscelazione, le diverse tecniche, l’utilizzo dei prodotti e la creazione di una drink list, ma anche una vasta gamma di conoscenze multidisciplinari. Nozioni di carattere manageriale sono infatti sempre più importanti nella formazione di un professionista del settore; gestire le diverse risorse di una struttura, saper calcolare i costi di un menù o di un’attività, analizzare e amministrare i rischi della propria azienda risultano, oggi più che mai, conoscenze fondamentali. Nella complessa contemporaneità di oggi sono però altresì necessarie competenze nel campo del marketing e della comunicazione. Saper costruire e guidare la propria immagine pubblica, ancor più nelle imprevedibili dinamiche dei social network, o gestire la crescente pressione dei media tradizionali, sempre più interessanti al mondo del bar, sono abilità chiave in un mondo sempre più condizionato da questi aspetti.

Grazie a questa indagine tanto capillare Campari Academy potrà ora aggiornare il proprio percorso formativo, fornendo nuovi strumenti e nozioni per rispondere alle sempre diverse necessità del mondo del bar. Un approccio scientifico alla “formazione” che consente a Campari Academy di mantenere fede alla sua filosofia, che fa, come detto, della formazione una delle principali risorse per diventare un professionista di successo.

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