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Da Singapore a New York: un giro del mondo fra i bar dopo il lockdown

L’estate, come ben sappiamo, è stata vissuta in Italia in un’atmosfera di parziale tranquillità, ma nel resto del mondo la crisi del Coronavirus sta evolvendo con modalità e velocità molto diverse fra loro. Gli scenari che si presentano davanti agli occhi di bar manager e proprietari richiedono perciò risposte e reazioni altrettanto differenti. Proviamo allora ad intraprendere un breve viaggio intorno al mondo per capire come alcuni dei più importanti locali della nostra industry stiano affrontando questa delicata fase del settore.

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Questo tour virtuale non può che cominciare proprio lì dove la crisi ha avuto inizio, in Asia. Per decidere dove far atterrare il nostro racconto, in una zona geografica tanto vasta, non potevamo che scegliere quella che può essere considerata come una delle capitali del bere miscelato contemporaneo: Singapore. Come molti altri paesi dell’area, la piccola città-stato è stata duramente colpita dall’emergenza Covid-19 costringendo i locali a ripensare la loro attività. Uno degli esempi più interessanti, da questo punto di vista, è rappresentato dallo storico 28 HongKong Street che, approfittando dei nuovi strumenti di comunicazione, ha reinterpretato il concetto di drink-delivery con i suoi 28 HongKong Street House Party. Quello che manca, infatti, al cocktail consegnato a casa, è l’atmosfera del bar e del banco; un punto debole che il team del locale ha risolto collegandosi in diretta, tramite Zoom e House Party, con i clienti. Grazie a telecamere installate sul bancone e all’ingresso del bar, Ronan Keilthy, bar manager, può interagire con i suoi virtuali avventori, spiegando il drink o raccontandone la storia, il tutto allietato dal sottofondo musicale tipico del 28 HongKong. Alla grande fantasia di soluzioni come queste si affianca però il rigido rispetto delle regole imposto dalla riapertura. Come noi, infatti, anche a Singapore la ripresa è iniziata, ma, come testimonia l’Old-Man, cocktail bar gemello di quello di Hong Kong, guidato da Andrew Yap Guan Seng, con un severo rispetto dei regolamenti. L’uso delle mascherine, il controllo della temperatura per clienti e personale, la disinfezione continua delle superfici e degli spazi oltre che l’ormai ben noto distanziamento sociale (1,5 metri per tavoli di massimo 4 persone) sono divenute prassi imprescindibili a queste latitudini.

Dopo questa breve sosta alle pendici della penisola di Malacca riprendiamo il nostro viaggio virtuale spingendoci ancora più ad est, in un altro continente che ha vissuto in modo completamente diverso la pandemia: l’Australia. A Sydney, cuore pulsante della nostra industry, il lockdown, almeno dal punto di vista del nostro settore, è stato vissuto con maggiore fiducia ed ottimismo. Per il Maybe” Group (che comprende Maybe Sammy e Maybe Frank), ad esempio, la vendita dei cocktail in bottiglia ha dato sufficiente linfa per guardare con speranza e calma alla riapertura. Come sottolinea Andrea Gualdi, creative director del gruppo, “non bisogna avere fretta, molte cose saranno diverse all’inizio ed il ritorno alla normalità sarà graduale”. Anche in questo angolo di mondo, infatti, le misure di sicurezza e tutela della salute obbligano ad un cambio sostanziale dei paradigmi di servizio ed accoglienza; un nuovo modo di fare bar che, nel “Maybe” Group, è già in atto.

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Attraversiamo l’oceano per approdare in uno dei territori al momento più duramente colpiti dal virus, il Sud America. Se il Brasile combatte ancora per arginare le conseguenze sanitarie del Covid-19, in Colombia c’è chi ha utilizzato questo momento di pausa forzata per avviare progetti utili tanto alla propria attività quanto all’intera comunità. È questo il caso di #FromTheBarToTheFarm di Alquímico, splendido locale di Cartagena. Per mantenere la piena occupazione e guardare al futuro con concreto ottimismo, Jean Trinh, proprietario e fondatore del bar, si è trasferito, con metà del suo staff, in una fattoria nella regione del caffè, avviando un progetto di permacultura che sarà la base di Alquímico post-Covid. L’intera realizzazione dell’iniziativa, dall’arrivo nelle campagne all’avvio delle produzioni agricole, è stata poi ripresa per diventare un video-racconto documentario e una campagna social.

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Risaliamo ora il continente americano per giungere in un’altra città tristemente balzata agli onori delle cronache in questo periodo, New York. L’attenzione qui, visto il numero di contagi e vittime, è ancora molto alta e la prima preoccupazione non può che essere, come ovunque nel mondo, la sicurezza e la salute pubblica. Le conseguenze di questo virus non sono però solo fisiche; come ben descrive Sother Teague di Amor y Amargo “il dazio psicologico è stato molto elevato. Il virus ci ha impedito di stare vicini gli uni agli altri ed il distanziamento sociale ci ha alienato”. Per contrastare questo tipo di “danni” sarà altrettanto importante, accanto alla più volte doverosamente citate misure di sicurezza, riallacciare una sorta di vicinanza umana (seppur fisicamente distanti) all’interno di locali come i bar. La risposta di Amor y Amargo, accanto alle tutele pratiche (misurazione della temperatura, guanti per lo staff, igienizzazione continua), è dunque quella di “cercare ogni metodo per restare in contatto e creare un’esperienza che rimanga unica per i nostri clienti”.

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Con un volo transoceanico giungiamo infine in Europa in quella Londra da sempre vera capitale mondiale del bar ed ultima tappa del nostro viaggio. La città inglese è stata, durante tutta l’epidemia, uno dei centri nevralgici per il nostro continente, e ancora oggi la sua evoluzione appare poco chiara. Per il nostro settore, poi, il futuro sembra ancora più incerto. La maggior parte dei cocktail bar più importanti della capitale inglese ha infatti riaperto i battenti solo nella seconda metà dell’estate, mentre gli hotel hanno ripreso una minima attività nelle ultime settimane. Con queste premesse è naturale che il nostro tour si concluda in una di quelle zone periferiche della capitale del Regno Unito sempre più “centrali” nel mondo della miscelazione. Come il vivace quartiere di Bethnal Green, in cui il Coupette è ormai una vera istituzione. Tiago Vasconcelos, head bartender del bar, ha affrontato il lockdown con servizi di asporto e di consegna, molto efficaci a Londra, ma soffre l’incertezza sul ritorno alla normalità. “Credo che dobbiamo innanzitutto trasmettere fiducia ai nostri ospiti” ci ha detto riflettendo sul futuro “ dimostrando loro che stiamo prendendo sul serio tutte le misure obbligatorie ed il distanziamento sociale”.

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